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[Haikyuu!!] Tornare a volare (cap. 1-3)

Titolo: Tornare a volare
Fandom: Haikyuu!!
Rating: verde
Personaggi: Shoyou Hinata, Tooru Oikawa, Tobio Kageyama, Hajime Iwaizumi
Pairings: Oikawa/Hinata, hint Kageyama/Hinata, Kageyama/Iwaizumi, Iwaizumi/Oikawa.
Disclaimer: Haikyuu!! e tutti i suoi personaggi appartengono a Furudate Haruichi.
Note: Post-canon, anni universitari.
Beta: mystofthestars
Word count: 8230 (fdp)

Cap. 1

Quando Iwaizumi lo aveva avvertito di aver riunito la vecchia squadra della Kitagawa Daiichi in occasione del suo compleanno, Oikawa ne era rimasto piacevolmente stupito. Non che le rimpatriate tra vecchi compagni di scuola fossero qualcosa di così inusuale, ma si sarebbe aspettato una riunione delle scuole superiori piuttosto che delle medie. Erano passati sei anni da quando aveva visto per l'ultima volta la maggior parte di quei ragazzi, tre da quando era stato in squadra con coloro che lo avevano seguito all'Aoba Johsai. Lo stesso tempo era trascorso dall'ultimo incontro sul campo con quello che considerava il tipo più problematico che avesse mai incontrato. Sotto sotto era convinto che quel suo “dannato kohai”, Kageyama Tobio, non si sarebbe fatto vedere, non dopo i precedenti del loro bizzarro rapporto, quindi rimase piuttosto stupito di trovarselo di fronte all'ingresso del locale che avevano affittato. Non da solo, oltretutto.
Al suo fianco si trovava il piccoletto con cui aveva fatto coppia durante tutti gli anni delle superiori alla Karasuno e che aveva reso famosi i loro attacchi veloci. Superata la delusione e l'amarezza della sconfitta, persino Oikawa aveva seguito con interesse la loro ascesa, specialmente da quando era entrato nel mondo del professionismo. Si era sempre ripetuto che non gl'importava granché di che fine avrebbe fatto Kageyama, ma non voleva correre il rischio che una squadra rivale, come ad esempio quella in cui militava Ushijma, mettesse le mani su uno come Hinata. In realtà anche l'idea di trovarsi di nuovo Kageyama di fronte, dall'altra parte della rete, non lo lasciava affatto tranquillo, ma non era nella sua natura ammettere nemmeno con sé stesso che quella possibilità lo inquietava. Dopotutto aveva sempre tentato di mettere distanza tra loro, per non permettere che l'altro lo raggiungesse, che arrivasse al suo livello di abilità o che gli si avvicinasse troppo. Ricordava fin troppo bene lo sguardo di quei penetranti occhi blu fissi su di lui, come se volessero scoprire e conoscere ogni cosa, anche ciò che non sarebbe mai dovuto venire alla luce. Kageyama l'aveva sempre fissato e Oikawa aveva finito per temere che quello sguardo gli sottraesse qualcosa di più importante della tecnica del servizio in salto. Quando poi si era reso conto di non essere l'unico oggetto di osservazione di quel ragazzino assurdo, la sua preoccupazione era, se possibile, addirittura aumentata. Aveva iniziato a capire che, più era sgarbato con il giovane kohai, più quest'ultimo riceveva attenzioni compensative da parte di Iwaizumi, e non gli era sfuggito lo sguardo adorante con cui lo seguiva. Hajime era, con molta probabilità, l'unico senpai all'interno della squadra davvero gentile e premuroso nei confronti di quel piccolo prodigio, ma si trattava comunque di qualcosa su cui Kageyama non doveva allungare le mani. Alla sola idea, Oikawa aveva perso la testa. All'epoca era a sua volta poco più di un ragazzino e l'unico modo che aveva trovato per esprimere quel senso di possesso era stato baciare Hajime davanti a tutti durante uno stupido gioco con i compagni di squadra. Si era trattato di poco più di uno scherzo, che per di più gli era costato un pugno non indifferente, ma lanciare un'occhiata carica di significati a Kageyama e vederlo distogliere lo sguardo mentre i suoi occhi si facevano lucidi non aveva avuto prezzo.
Con quello per un po' Oikawa si era sentito soddisfatto e al sicuro. Da quando si era diplomato, poi, aveva deciso di disinteressarsene.
L'ultima volta che aveva avuto occasione di parlare a tu per tu con Kageyama, senza nessun altro attorno, era stato dopo la clamorosa sconfitta della Kitagawa Daiichi all'ultimo torneo delle medie. Tooru frequentava le superiori già da due anni e si era recato alla partita per la pura curiosità di sapere se tra gli ex kohai ci sarebbe stato qualche nuovo compagno. Quale non era stata la sua sorpresa nel vedere in che stato si era ridotto il piccolo alzatore prodigio che aveva preso il suo posto. Vederlo in panchina, con l'asciugamano sul capo e le spalle tremanti gli aveva fatto annodare lo stomaco e per la prima volta in vita sua aveva provato il desiderio di parlargli come un vero senpai. Per questo motivo lo aveva aspettato fuori dagli spogliatoi quando ormai se n'erano andati tutti. L'intenzione era quella di fargli capire dov'era sbagliato il suo comportamento, reindirizzarlo sulla strada giusta e pronunciare sagge parole d'incoraggiamento, ma il proposito era andato in fumo nell'istante stesso in cui si era trovato davanti l'espressione irritata di Tobio.
« Sei venuto per ridere di me? » aveva sbottato il Re del Campo non appena il suo sguardo si era posato su di lui.
Oikawa aveva sentito un brivido lungo la schiena e le sue labbra si erano tese in un sorrisetto sarcastico.
« Proprio così. » aveva risposto contro ogni previsione. « É stato uno spettacolo patetico, un errore dietro l'altro senza la minima giustificazione. »
L'aveva visto irrigidirsi e sbiancare.
« Non verrò alla Seijou. » si era limitato a replicare Tobio e Oikawa non avrebbe saputo dire se si sentì sollevato o deluso.
« Meglio così, non voglio un despota nella mia squadra. » era stata la risposta.
L'espressione assunta da Kageyama aveva rasentato l'orrore, ma Oikawa gli aveva voltato le spalle senza aggiungere altro: per lui tutta quella faccenda era terminata così.
In seguito si erano incontrati varie volte sul campo, durante le partite con la Karasuno, ed era addirittura capitato che Oikawa gli fornisse alcuni consigli su come comportarsi con il nuovo piccolo schiacciatore, ma non era più successo che parlassero da soli o si confrontassero davvero.
Ed ora se lo ritrovava lì, alla sua festa dei vent'anni, in mezzo a tutti i vecchi compagni della Kitagawa Daiichi e per di più accompagnato proprio dal piccolo Hinata.
Il rossino aveva attirato immediatamente a sua attenzione, un po' per il sorriso luminoso che aveva in volto quando era entrato, un po' perché quello stesso sorriso si era trasformato in un'espressione di leggero disagio quando si era reso conto di che tipo di festa si trattava.
« Non mi avevi detto che era una rimpatriata delle scuole medie! » lo sentì lagnarsi con Kageyama.
« Te l'ho detto eccome, ma non mi stavi ascoltando. » fu il rimbrotto che ne seguì.
Oikawa ridacchiò e si fece loro incontro.
« Su, su, ad una festa sono tutti benvenuti. Non farti problemi, Chibi-chan! » esclamò, e si deliziò nel vederlo arrossire leggermente balbettando un: « Ah... Il Grande Re... A-auguri... »
Era davvero adorabile e Oikawa si trovò a chiedersi come potesse un tipo così solare accompagnarsi ad un musone come Tobio. Doveva avere anche una grande pazienza per averlo sopportato in quegli anni. Questo, per qualche motivo, riportò a galla la pessima abitudine che lo portava a stuzzicare l'altro alzatore, quindi preferì allontanarsi per non creare dissensi ad inizio serata. In ogni caso li tenne d'occhio per la maggior parte del tempo.
Kageyama, che non era mai stato particolarmente socievole, aveva scambiato qualche parola con Iwaizumi, attardandosi con lui al tavolo del rinfresco. L'ex asso sembrava l'unico, all'interno della stanza, con cui il ragazzo si trovasse a proprio agio. Al contrario, Hinata si era adattato quasi subito e, se all'inizio Kindaichi lo aveva guardato con sospetto da lontano, a metà serata il piccoletto era riuscito a coinvolgere nei suoi discorsi entusiasti sia lui che Kunimi.
Oikawa non riusciva a togliergli gli occhi di dosso: più lo fissava, più gli tornavano alla mente le sue azioni spettacolari sul campo. Se all'inizio era stato principalmente merito di Tobio, alla lunga il talento e le capacità del piccolo schiacciatore erano emersi chiaramente. Era una perla rara che non poteva permettersi di perdere.
La serata volgeva lentamente verso il suo naturale termine, quando si azzardò ad avvicinarlo mentre si serviva al tavolo delle bibite. Al suo saluto gioviale, Hinata reagì quasi con un salto indietro: probabilmente era l'unico verso cui provava ancora un certo timore.
« Non ti mangio, Chibi-chan. » scherzò Oikawa, con il risultato di fargli raddrizzare le spalle e affilare lo sguardo.
« Se sei qui per tormentare ancora Kageyama, sappi che io... »
« Non ho intenzione di tormentare nessuno, e Tobio-chan non era certo obbligato a venire se non voleva. » rise l'alzatore. « Però sono felice che ti abbia portato con sé, ci tenevo a scambiare due chiacchiere. »
« Con me? »
Era chiaro che Hinata non si aspettasse affatto di essere un argomento interessante per uno come lui – un ex capitano, un ottimo giocatore e ora un professionista.
Muovendosi come se avesse avuto a che fare con un cucciolo timoroso, Oikawa si versò a sua volta da bere e lo invitò a seguirlo. Il locale aveva una piccola terrazza con alcune sedie posizionate all'esterno da cui si godeva anche di una discreta vista sulla città. Era un luogo appartato e suggestivo, silenzioso e lontano dal caos della sala: l'ideale per il discorso che aveva in mente.
Mentre si sedeva e appoggiava il bicchiere su uno dei tavolini, lasciò spaziare lo sguardo sul cielo stellato: doveva essere piuttosto tardi e si chiese distrattamente se gli altri non avessero intenzione di fare baldoria fino al mattino. Personalmente gl'importava poco, visto che aveva deciso di prendersi una giornata libera l'indomani, quindi solo vagamente lo sfiorò la preoccupazione che qualcuno degli altri dovesse presentarsi a lezione, al lavoro o agli allenamenti. Notò invece subito che Hinata non si era accomodato, come se in sua presenza non osasse abbassare la guardia. La cosa gli dispiacque, ma poteva farci ben poco, se non tentare di metterlo a proprio agio mostrandogli che non aveva nessuna cattiva intenzione.
« Come vanno le cose con Tobio? » esordì quindi.
Mossa forse poco felice, perché l'altro sviò subito lo sguardo.
« Cosa intendi? » chiese sempre più teso.
Oikawa giocherellò con la cannuccia del bicchiere e sorrise.
« Nessun sottinteso, te l'assicuro. Mi chiedevo solamente se il vostro duo micidiale funzionasse ancora in partita. »
Hinata bevve un sorso e Oikawa si chiese il perché di tutto quel tentennare: una volta non si sarebbe fatto scrupoli a rispondere che lui e Tobio lo avrebbero stracciato. Un improvviso timore lo pervase.
« Giocate ancora insieme, vero? »
« Certo! » rispose subito Hinata, prima di aggiungere a voce più bassa: « Qualche volta. »
« Come sarebbe?! »
L'assurdità di quelle parole lo colpì più di quanto fosse disposto ad ammettere. In un momento del genere si sarebbe aspettato delle lodi su quanto fosse bravo Kageyama come alzatore, su quanti punti gli permettesse di mettere a segno, su quante schiacciate spettacolari gli servisse, e invece niente, solo un musetto basso e un'aria triste.
« Avete litigato? »
Non sembrava quello il caso, ma tanto valeva tentare.
« Ma no... »
« Si è di nuovo messo a fare il Re del Campo arrogante e l'hanno cacciato dalla squadra? »
« Assolutamente no, figurati! »
« Ti sei stancato di lui e l'hai mandato al diavolo? »
« Cosa?! Non lo farei mai! Oikawa-san... la colpa non è di Kageyama. »
Il tono di Hinata si abbassò visibilmente e Tooru pensò di essere finalmente giunto al punto.
« É che io... non posso giocare nella sua squadra. Lui è stato reclutato da uno scout, gioca con dei professionisti ora, mentre io sono rimasto nella squadra amatoriale dell'università. Non mi hanno preso, ed è comprensibile, non ho l'altezza adatta e... »
Lo vide stringere i pugni e camminare nervosamente lungo il parapetto della terrazza.
« Non importa quanto io sappia saltare, non sarò mai alla pari con giocatori come te... o come lui. Davanti ad un'opportunità del genere anche la promessa che ci eravamo scambiati anni fa non conta più niente. Ma io sono felice per lui. Davvero. Se lo merita. Merita di arrivare in cima, sulla vetta del mondo, senza zavorre a rallentarlo. »
L'amarezza di quel discorso stupì particolarmente Oikawa. Forse perché aveva sempre avuto un carattere testardo, che non avrebbe mai accettato un no come risposta, non capiva come Hinata, che a sua volta non era certo un tipo arrendevole, fosse potuto venire a patti con una soluzione del genere. Soprattutto non capiva come gli scout di una squadra professionista non si fossero resi conto dell'enorme talento che si stavano lasciando sfuggire, dell'immenso spreco che rischiavano di provocare. Poco male, si disse, se quelli erano stati così ciechi allora significava che lui avrebbe avuto una possibilità in più.
Approfittando di un momento in cui Hinata si era fermato accanto al parapetto, gli si avvicinò e gli posò una mano su una spalla.
« Deve essere per forza Tobio? » chiese in tono morbido, senza traccia di malizia.
Sapeva che quello che stava tentando era un azzardo e che le probabilità di riuscita erano molto basse, ma era abituato a spingersi oltre le proprie possibilità, alla ricerca di un traguardo sempre superiore.
Come previsto, lo sguardo che Hinata gli rivolse fu di stupore misto a confusione: probabilmente non capiva a cosa fosse dovuta quell'improvvisa vicinanza e dove volesse andare a parare quella domanda all'apparenza senza senso.
Del resto non c'erano molti modi per spiegarlo.
« Puoi volare solo se è Tobio a darti la spinta? » ritentò. « Non potresti permettere anche a qualcun altro di ammirare le tue ali? »
A quelle parole vide lo sguardo del piccolo schiacciatore illuminarsi, probabilmente con la metafora del volo e delle ali aveva toccato un punto sensibile. Gli occhi di Hinata, fino ad un attimo prima bassi e velati di malinconia, ora lo stavano fissando con una luce di speranza che quasi non osava esprimere.
« Cosa intendi dire? » azzardò.
Oikawa sapeva quanto un ragazzo così appassionato potesse essere rimasto deluso dall'esclusione dalla squadra, immaginava quanta amarezza dovesse aver affrontato ed intuiva anche le sue attuali remore a fidarsi di lui o anche solo ad ascoltare le sue parole. Tuttavia che una scintilla di speranza si fosse riaccesa era innegabile.
Per questo gli sorrise conciliante, sforzandosi di non lasciar trasparire troppo l'entusiasmo che lo pervadeva, quel brivido che previene la vittoria.
« Lascia che sia io a farti spiccare il volo. »
E l'espressione di totale incredulità che si dipinse sul volto di Hinata fu così impagabile che Oikawa  si rammaricò di non poterla immortalare per ricordarla per sempre.

Al termine della serata i saluti si protrassero più a lungo del dovuto, sia per il dispiacere di perdere di nuovo di vista i vecchi compagni, sia per il tasso alcolico decisamente alto nella maggior parte dei presenti. Dopo essersi congedato dagli intramontabili Kindaichi e Kunimi, Oikawa si ritrovò a stringere brevemente la mano a Kageyama, che sembrava invece avere fretta di allontanarsi.
« É stato un piacere rivederti. » cinguettò prima di rivolgere un sorriso smagliante a Hinata. « Ovviamente anche rivedere te, Chibi-chan. A presto! »
Il rossino ricambiò il sorriso, del tutto ignaro dell'espressione fosca di Kageyama, e si allontanò con lui.
Solo quando non rimase più nessuno nella stanza, Iwaizumi raggiunse il vecchio amico.
« Ti stai divertendo? » esordì in tono critico.
Non si riferiva alla serata di festa, Oikawa lo capì all'istante, né alla rimpatriata o al compleanno. I soggetti della frase erano proprio i due che se n'erano appena andati, per questo la sua prima risposta fu un ghigno malizioso.
« Oh, sì. Non immagini quanto. »
Se possibile l'espressione di rimprovero di Iwaizumi peggiorò.
« Kageyama vi ha visti. Non l'ha presa bene. »
« Parli come se avessi adescato una povera anima innocente. » ironizzò l'alzatore.
« Non è così? »
« Certo che no! Voglio solo essere d'aiuto al piccoletto e delle turbe di Tobio-chan m'importa davvero poco. Ma non devi essere geloso, Iwa-chan, il mio asso resti sempre tu! »
In piedi sulla soglia del locale ormai vuoto, a fianco del suo migliore amico che proprio quella sera aveva festeggiato alla grande i suoi vent'anni, Iwaizumi non trovò di meglio per concludere la serata che piazzargli uno dei suoi famosi schiaffi sulla nuca.

Cap. 2

Le strade della città erano buie e deserte, l'ultimo treno era passato da un pezzo e solo il cielo stava schiarendo lentamente ad est, segno che l'alba era imminente. Kageyama camminava in silenzio e a passo spedito, senza nessuna intenzione di aspettare la prima corsa del mattino: aveva bisogno di fare movimento, lo aiutava a ragionare meglio ed era proprio quello di cui aveva bisogno in quel momento. Hinata era tornato a casa in bicicletta, come faceva sempre, non preoccupandosi dell'ora tarda, ed anche questo probabilmente era un bene. Se lo avesse avuto di fronte, il giovane alzatore non era certo di riuscire a mantenere la calma.
Quella di presentarsi alla festa non era stata una buona idea, lo aveva immaginato fin dall'inizio, ma aveva finito per lasciarsi convincere dall'entusiasmo di Hinata. Era il compleanno di Oikawa, erano passati anni da quando potevano considerarsi rivali, sarebbe stata l'occasione per rivedersi in allegria, tutte argomentazioni più che valide che lo avevano convinto addirittura a portare l'amico con sé. Invece non era cambiato niente, lo aveva capito nel momento stesso in cui aveva messo piede nel locale, dal tono in cui Oikawa lo aveva salutato e dal modo in cui aveva guardato Shoyou. Per tutta la sera aveva osservato l'amico, ringraziando il cielo che riuscisse di nuovo a sorridere in quel modo dopo i giorni di scoraggiamento seguiti alla sua esclusione dalla squadra che lo aveva selezionato. Kageyama temeva che si abbattesse troppo e quello era stato il motivo principale che lo aveva portato ad accettare la sua partecipazione ad una festa che, tutto sommato, non lo riguardava: distrarsi un po' gli avrebbe fatto bene. Rassicurato, si era azzardato a lasciarlo in compagnia di Kindaichi e Kunimi, che comunque non avrebbero apprezzato la sua presenza, e si era allontanato. Tenendosi alla larga da Oikawa per evitare ogni possibile e fastidioso screzio, si era avvicinato al tavolo del rinfresco e, di lì a poco, era stato raggiunto da Iwaizumi. Lo schiacciatore era l'unica persona, all'interno di quella stanza, con cui Kageyama era certo di non sentirsi a disagio, forse perché era anche l'unico di cui non avvertiva la costante ostilità. Alle scuole medie era stato uno dei pochi a trattarlo con un po' di riguardo, arrivando a rimproverare Oikawa quando esagerava e a fermarlo quando aveva tentato di schiaffeggiarlo. Tobio sapeva bene che quel gesto era volto più a proteggere Oikawa stesso che lui, ma da quel momento la sua visione era gradualmente cambiata. L'ammirazione incondizionata che aveva provato verso quel senpai così pieno di talento, eccezionale e splendente ai suoi occhi, si era a poco a poco tramutata in stima verso qualcun altro che, anche se non giocava nel suo stesso ruolo, era forse maggiormente degno di rispetto. A dodici anni Kageyama trotterellava dietro ad Iwaizumi come un cagnolino, lo ricordava perfettamente. E ricordava anche, non senza una fitta di dolore al petto, ciò a cui Oikawa lo aveva costretto ad assistere. Sapeva che si era trattato solo di uno scherzo, a mentre fredda lo aveva capito, ma sul momento vedere quel bacio e lo sguardo trionfante dell'altro alzatore fisso su di lui gli aveva  provocato un dolore sordo, che nemmeno le successive proteste di Iwaizumi erano riuscite a placare.
C'era voluto del tempo per mettersi il cuore in pace ed accettare che tutto ciò non gli sarebbe mai appartenuto: non avrebbe mai ricevuto un gesto di approvazione da parte del senpai che tanto ammirava, né avrebbe potuto ricevere impunemente gesti d'affetto da parte di qualcuno che, a quanto pareva, era considerato proprietà privata. Kageyama era certo che, se gli avesse ventilato un'ipotesi del genere, Iwaizumi avrebbe dato in escandescenze, ma ai suoi occhi era più che chiaro quanto quei due si appartenessero reciprocamente e tendessero ad escludere tutto ciò che rappresentava una potenziale “minaccia”.
Parlare con Hajime durante la serata era stato come fare un salto nel passato, rievocando i momenti in cui il ragazzo più grande lo aveva guidato durante gli allenamenti, momenti sempre troppo brevi e rari, e puntualmente interrotti da Oikawa con qualche scusa.
Iwaizumi si era informato garbatamente sui suoi studi e sulla nuova squadra e Kageyama, mentre rispondeva con un certo orgoglio nella voce, si era ritrovato a fare mentalmente un conto alla rovescia per il momento in cui quell'idillio sarebbe stato spezzato. Ormai aveva messo una pietra sopra la sua cotta infantile, ma sapeva benissimo che “qualcun altro” era molto più persistente. Tuttavia Oikawa non si era fatto vedere, spingendolo a perlustrare la sala con lo sguardo, stupito. Solo quando lo aveva individuato sulla terrazza in compagnia di Hinata, Kageyama si era sentito attraversare da un brivido gelido e aveva capito quanto sottile e subdola poteva essere la vendetta perpetrata dal Grande Re della Seijou.
« Non farci caso. » aveva detto Iwaizumi notando la direzione del suo sguardo. « Staranno solo facendo due chiacchiere sulla pallavolo. »
Ma poi Oikawa aveva appoggiato la mano sulla spalla di Hinata e il piccolo lo aveva fissato dal basso verso l'alto in un modo che, anche da lontano, appariva inequivocabile. Il bicchiere di Kageyama aveva sbattuto sul ripiano del tavolo con un tonfo fin troppo secco e il ragazzo si era allontanato nella direzione opposta alla vetrata: nemmeno la presenza di Iwaizumi l'avrebbe spinto a sostenere una visione del genere e, se non se ne fosse andato subito, nel giro di pochi istanti sarebbe piombato sulla terrazza per scatenare una lite da cui nessuno sarebbe uscito incolume.
Quei pensieri gli affollavano la mente mentre camminava a passo spedito per le strade deserte. Era chiaro come il sole quello che Oikawa stava tentando di fare: per l'ennesima volta voleva portargli via qualcosa d'importante, come a sottolineare che gli era superiore e quindi poteva ottenere ciò che voleva semplicemente desiderandolo. Evidentemente le sconfitte subite dalla sua squadra ad opera dello stesso Kageyama non avevano scalfito minimamente il suo orgoglio e la sua voglia di rivalsa. Quello che Tobio non riusciva ad accettare era il coinvolgimento di Hinata: l'amico non aveva mai fatto nulla di male ad Oikawa ed essere utilizzato come mero tramite, specialmente in un momento così delicato per lui, era una crudeltà gratuita.
Camminare nel silenzio dell'alba imminente, alla fine, non gli fu di nessun aiuto e, una volta giunto a casa, non chiuse occhio per quelle poche ore che lo separavano dal suono della sveglia. Si sarebbe sentito meglio solo una volta che avesse visto Hinata e si fosse accertato che andasse tutto bene.

L'indomani, o meglio, poche ore dopo, s'incontrarono al consueto bar dell'università. Hinata aveva l'aria di chi non aveva nemmeno visto il cuscino, le occhiaie evidenti e l'espressione più insonnolita che mai. Si sedettero al bancone, poiché non avevano così tanto tempo per prendere un tavolo con calma, e ordinarono entrambi un caffè nel tentativo di rimettere in moto le funzioni cerebrali. Davanti alla tazza vuota, Kageyama si sentì finalmente abbastanza lucido per dare inizio ad un discorso. Forse esagerava, forse era solo paranoico, però aveva bisogno di accertarsene.
« Hinata, ascoltami bene. » esordì in tono serio. « Faresti meglio a stare alla larga da Oikawa-san. »
Sembrava l'incipit di una scenata di gelosia, ma non avrebbe saputo in che altro modo porre la cosa.
Come previsto, due occhioni confusi si spostarono dal bancone del bar per posarsi su di lui e un « Eh? » perplesso lo raggiunse.
« Voglio dire... Se Oikawa-san ti cerca, vuole parlare con te o vederti, non dargli corda. Sono certo che lo sta facendo per... »
Frustrato, si passò una mano tra i capelli, scompigliandoli con irritazione.
« Non lo so! Un qualche perverso giochetto ai miei danni, o una sorta di vendetta che non capisco. Quindi lascialo perdere, capito? »
L'espressione sorpresa di Shoyou venne attraversata da un lampo di fastidio, quasi subito messo a tacere.
« Non preoccuparti, Kageyama-kun. » fu la risposta, mentre il più piccolo posava a sua volta la tazza. « Anche se il Grande Re vuole parlare con me, sono certo che non ha niente a che vedere con te, o almeno con qualcosa che possa nuocerti. E se anche lui mi crede uno sciocco, sono grande abbastanza da accorgermi se qualcuno mi sta mentendo. »
Kageyama sospirò: forse era arrivato troppo tardi, forse Oikawa aveva già allungato i suoi artigli su di lui spacciandoli per delicate carezze.
« Devo dedurne che ti ha chiesto di vedervi? » azzardò.
Lo sguardo sfuggente di Hinata fu più che sufficiente come risposta.

L'indomani era in programma un'uscita con i ragazzi dell'ex Karasuno. Un nuovo grande negozio di articoli sportivi aveva aperto in città e Nishinoya aveva deciso che era d'obbligo andare in esplorazione tutti insieme, coinvolgendo anche Daichi, Suga, Asahi e Tanaka. Kageyama aveva pensato che sarebbe stata una buona occasione per comprare un paio di ginocchiere nuove e anche Hinata, fino al giorno prima, ne era stato entusiasta. Quella mattina però lo aveva pregato di scusarlo con i ragazzi perché aveva un impegno. Kageyama aveva capito subito con chi sarebbe stato quell'impegno e si era dovuto mordere la lingua per evitare di uscirsene con qualche frase acida che avrebbe rovinato ad entrambi il resto della giornata. Irritandosi faceva solo il gioco di Oikawa.
« Kageyama-kun, c'è qualcosa che non va? »
La voce gentile di Sugawara lo strappò da quei pensieri fastidiosi. Aveva fatto il possibile per apparire come al solito, ma era assai difficile sfuggire all'occhio attento dell'altro alzatore, che come sempre notava ogni minima sfumatura di disagio negli amici.
Il ragazzo scosse la testa, tentando per un'ultima volta di dissimulare.
« No, tutto bene. »
Sugawara lo scrutò per un attimo, poi lo prese per un braccio e lo allontanò dagli altri, impegnati nell'ardua scelta tra le più assurde magliette con stampe motivazionali.
« Come mai Hinata non è potuto venire? » chiese.
Diretto al punto, come se avesse sempre saputo che il problema era quello. L'intuito di quel ragazzo aveva dell'incredibile, oppure era lui ad essere troppo trasparente.
« Aveva un impegno. Con una persona. »
Sulle prime non aveva avuto intenzione di aggiungere altro, ma lo sguardo di Sugawara, fisso su di lui, era carico di mille domande anche se non espresse ad alta voce. Kageyama strinse i pugni e affondò i denti nel labbro inferiore, mentre la rabbia cresceva. Improvvisamente sentiva che se non l'avesse detto a qualcuno, se non avesse trovato un minimo di appoggio e comprensione, sarebbe esploso per la frustrazione.
« Ha detto che gli avrebbe insegnato la battuta in salto, capisci?! » esclamò alzando la voce. « A lui! Quando io, per anni... »
Sentendolo urlare, gli altri si voltarono nella loro direzione, perplessi, ma Sugawara si limitò ad un gesto per mostrare che andava tutto bene. Kageyama ringhiò e si avviò a grandi passi verso l'uscita del negozio, seguito a ruota dall'altro.
« Ma non è questo il problema! Il problema è che lo fa per fare dispetto a me! E Hinata ci casca come un idiota! Vorrei prenderlo a pugni! Vorrei prendere a pugni tutti e due! »
Erano ormai all'esterno e Kageyama si diede dello stupido per aver perso il controllo in quel modo. Non era sua intenzione scaricare i suoi problemi su qualcun altro, né tanto meno fare la figura di chi si angosciava per queste cose. Sugawara però non era il tipo da avere quel genere di pensieri.
« Se parli di battuta in salto mi viene spontaneo pensare che ti stia riferendo ad Oikawa-san. » disse infatti. « Non riesco ad immaginare perché voglia avere a che fare con Hinata-kun, ma su una cosa mi sento di poterti rassicurare: Hinata sa benissimo qual è il tuo rapporto con lui e non gli permetterebbe mai di farti del male. Fidati di lui. »
Quella parola gli era stata ripetuta fin troppo spesso in quegli anni, ma ogni volta aveva avuto una connotazione positiva: Kageyama era stato invitato a fidarsi dei suoi compagni di squadra, del suo schiacciatore di punta, ed ogni volta aveva accettato di buon grado, consapevole che quella era la soluzione migliore. Ora il discorso era completamente diverso. Fidarsi di Hinata in quel frangente significava metterlo nelle mani di Oikawa e non c'era persona al mondo che meno ispirava fiducia in Tobio.
Del resto non c'era molto altro che potesse fare senza attirarsi l'odio dell'amico.

L'indomani mattina, al consueto bar, Hinata aveva un'espressione che definire radiosa era riduttivo. Kageyama notò il suo sorriso splendente anche da lontano e il fatto che fosse arrivato addirittura prima di lui la diceva lunga. Poteva essere un caso, ma davvero voleva ancora credere alle coincidenze?
« Ehi, cos'è quella faccia? » lo apostrofò quindi, con il consueto tono burbero.
Hinata si mise subito sulla difensiva, come d'abitudine.
« Quale faccia? Non ho nessuna faccia! »
« Quella! » continuò Kageyama puntandogli un dito contro il naso. « Quell'espressione da ebete. »
Era la stessa che di solito assumeva quando riusciva a mandare a segno una schiacciata su cui non contava, quando l'incredulità e l'euforia gli illuminavano gli occhi. Doveva essere successo qualcosa di bello, probabilmente il giorno prima, quasi certamente per via della persona a cui non aveva voglia di pensare a quell'ora della mattina. Gli si annodò lo stomaco all'idea: Hinata non doveva, non poteva essere così entusiasta per qualcosa che riguardava Oikawa. Non era giusto, perché l'altro lo stava semplicemente usando come uno strumento e quando Hinata se ne fosse accorto avrebbe finito per rimanere orribilmente deluso. Kageyama non tollerava nemmeno lontanamente una simile ipotesi.
« Eheh, scusami! » esclamò il ragazzo di fronte a lui. « Ho ancora in mente tutte le cose straordinarie che ho visto ieri. Il Grande Re mi ha invitato ad assistere agli allenamenti della sua squadra ed è stato incredibile! »
Kageyama si sforzò di non grugnire insulti e non lanciare frecciatine al vetriolo, quindi probabilmente Hinata lo interpretò come un via libera e si lanciò in un entusiastico monologo su quanto le squadre professioniste fossero fantastiche.
« … E avresti dovuto vedere il Grande Re! Io... davvero non mi capacitavo! Sembrava che avesse sempre l'alzata più giusta per ogni schiacciatore! Ed erano tutte diverse! Lunghe, alte, vicine alla rete, distanti dalla rete, più veloci, più lente, a parabola... Il suo servizio è migliorato ancora, sai? Fa davvero paura! Ha una potenza pazzesca e poi SBAAAM!! Si abbatte nel campo avversario senza che nessuno riesca a fare niente! Ha un controllo di palla incredibile, non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso! »
Probabilmente furono quelle parole a far perdere definitivamente le staffe a Kageyama. Che diavolo significava che non riusciva a staccargli gli occhi di dosso? Cos'era, una stupida ragazzina?!
« Ti avevo detto di stargli alla larga! »
L'esclamazione improvvisa fece sobbalzare Hinata, per l'aggressività del tono e, soprattutto, per il suo essere apparentemente immotivata.
« Lo sta facendo per colpire me, non lo capisci?! Vuole indebolirmi, ferirmi in qualche modo! Altrimenti perché si sarebbe interessato proprio a te? »
Kageyama capì di aver fatto un enorme passo falso nel momento stesso in cui le ultime parole scivolarono sulle sue labbra e vide gli occhi di Hinata sgranarsi increduli. Anni di amicizia, passati a sforzarsi di fidarsi l'uno dell'altro, rischiavano di essere buttati al vento per quell'uscita impulsiva.
« Ovviamente l'ipotesi che apprezzi il mio modo di giocare non è nemmeno contemplata, vero? »
L'amarezza di quelle parole gelò Kageyama sul posto: era esattamente quello che temeva Hinata potesse pensare, quello che lui stesso, inconsciamente, aveva sempre creduto. Era stato un idiota a ritenere, anche solo inconsapevolmente, che Hinata non fosse all'altezza di giocare al loro livello. L'amico lo era, lo era sempre stato, altrimenti non avrebbe attirato tanto l'attenzione durante i tornei delle superiori.
« Quello che intendevo non è... » iniziò, ma venne interrotto da una mano alzata, che lo zittì.
L'espressione di Hinata aveva perso tutto l'infantile entusiasmo di poco prima, sostituito da un'innaturale serietà. Non stava nemmeno alzando la voce e questo era talmente non da lui da essere inquietante.
« Io non sono come te, non sono un genio. Probabilmente è normale che gli scout non mi abbiano nemmeno notato. Ma voglio continuare a giocare, voglio vincere, voglio stare ancora in campo. In questo modo non ne avrei la possibilità. Oikawa-san non sta facendo niente di male, vuole solo provare a darmi una mano, vuole presentarmi ai manager della sua squadra. E tutto questo non ha a che fare con te, perché tu hai già raggiunto il tuo traguardo e nessuno potrà togliertelo, men che meno qualche giochetto di ripicche. Se alla fine si rivelerà solo una sciocca presa in giro, allora pazienza, vorrà dire che sono uno stupido che ci è cascato, ma non voglio rinunciare senza nemmeno aver provato. Non butterò al vento questa possibilità per via delle tue paranoie riflesse. »
Tutto il discorso era stato fatto con una calma e una razionalità del tutto innaturali per un tipo come Hinata e Kageyama rimase per un attimo senza parole. Sapeva che l'altro aveva ragione, comprendeva fin troppo bene l'amarezza dell'esclusione e la speranza che poteva arrivare da una nuova possibilità. Ormai nemmeno controbattere che lo faceva per il suo bene avrebbe avuto un senso, perché non ne era più sicuro, non era più sicuro di niente.
Per questo motivo non disse una parola mentre Hinata si alzava, gli voltava le spalle e lasciava il locale.

Cap. 3

Hinata sedeva ad un tavolo del bar dell'università: quella mattina non aveva nessuna voglia di andare di fretta, anzi, in tutta sincerità, non aveva proprio intenzione di alzarsi da quella sedia. Kageyama non si era visto, era da un paio di giorni che disertava il loro appuntamento mattutino e non rispondeva né alle chiamate né ai messaggi del piccolo schiacciatore. Era chiaro che lo stesse evitando e, in fondo, Hinata poteva anche capirlo. Se fosse capitato a lui che il suo peggior rivale tentasse d'ingraziarsi il suo migliore amico per scopi subdoli, sarebbe stato tutt'altro che comprensivo. Tuttavia dal suo punto di vista la situazione era diversa e gli eventuali scopi subdoli avevano cessato di avere importanza non appena aveva varcato la soglia di quell'immensa palestra, che non aveva niente a che fare con quella della scuola superiore Karasuno o con quella della squadra amatoriale dell'università. Osservare tutti quegli atleti eccezionali gli aveva fatto stringere un nodo allo stomaco e desiderare spasmodicamente di scendere in campo con loro. Senza contare che Oikawa era davvero, davvero, qualcuno da cui non si poteva allontanare lo sguardo. Il fisico forte e armonioso, i movimenti calibrati, precisi ed energici, uniti all'entusiasmo e alla volontà incrollabile che traspariva dal suo sguardo creavano un quadro che ai suoi occhi appariva splendente. Poteva capire alla perfezione perché Kageyama, anni prima, avesse ammirato così tanto il suo senpai al punto da farne una meta da raggiungere, ed aveva quasi pensato di porsi lo stesso obiettivo, ma poi Oikawa aveva alzato lo sguardo verso le tribune rivolgendogli un sorriso luminoso e i pensieri di Hinata si erano confusi come foglie al vento.
Sconfortato, crollò con la testa sul tavolo: quella mattina neanche tutti i caffè del mondo avrebbero potuto rimetterlo in sesto, perché il problema non era la mancanza di sonno ma l'immensa confusione che regnava nella sua mente. Era convinto di aver fatto la cosa giusta mettendo le cose in chiaro con Kageyama, invece l'altro sembrava aver deciso che non era più degno della sua compagnia. Poi c'era Oikawa, e più ci pensava, meno riusciva ad essere obiettivo.
« Giornataccia, Chibi-chan? »
In un primo istante Hinata pensò di essersi immaginato quella voce, forse ci stava pensando troppo, ma quando alzò gli occhi si trovò di fronte proprio Oikawa, ed era un'immagine talmente fuori contesto che per un attimo restò senza parole.
« É Hinata Shoyou. » borbottò infine.
« Sho-chan, allora. » continuò quello imperterrito, accomodandosi di fronte a lui.
« Ehi... »
« E tu puoi chiamarmi Tooru. »
Hinata sospirò, incerto sul da farsi. Che Oikawa avesse un carattere tremendo era cosa universalmente nota e il modo in cui Kageyama parlava di lui non era certo d'aiuto, ma era anche vero che non si era mai comportato male nei suoi confronti.
« Senti, Oikawa-san... »
« Tooooru~ »
Il dito che Oikawa appoggiò sulla punta del suo naso lo fece sorridere.
« Tooru... -san. »
Era strano, Hinata non era abituato a chiamare qualcuno per nome, nemmeno Kageyama con cui era in confidenza da anni, eppure il sorriso in risposta di Oikawa lo fece sentire più leggero: sembrava che una piccolezza come quella gli avesse davvero fatto piacere.
« Allora, qual è il problema che ti fa rimanere qui tutto solo e con aria cupa, saltando le lezioni? Hai litigato con Tobio-chan per colpa mia? »
Hinata lo fissò incredulo per un istante: in una frazione di secondo era riuscito a dare voce all'intero problema, su cui lui rimuginava da troppo. Non si poteva certo dire che non fosse un tipo intuitivo.
« Non stupirti, Sho-chan. » continuò l'altro ragazzo alzando le spalle con noncuranza. « Sono un alzatore, sono abituato ad osservare tutto quello che mi succede attorno e ad interpretare le mosse degli altri ancora prima che le compiano. Dunque, fammi indovinare, Tobio-chan ti ha detto di stare alla larga da me perché di certo ti cercavo per fare dispetto a lui, tu gli hai raccontato della visita alla palestra e lui ha perso le staffe. »
« Più o meno. » annuì Hinata mestamente.
Più che la visita alla palestra erano stati i suoi apprezzamenti su di lui a mandare su tutte le furie Kageyama. Forse avrebbe dovuto avere maggiore tatto, riflettere su quanto l'amico potesse rimarci male, però quei discorsi avevano fatto innervosire anche lui e alla fine...
« Facciamo così! » esclamò improvvisamente Oikawa, battendo le mani. « Oggi non ci sono allenamenti e la palestra è vuota. Che ne dici se proviamo il servizio in salto, come ti avevo promesso? Scommetto che ti passerebbe la malinconia! »
Hinata non se lo fece ripetere due volte e, in pochi minuti, erano entrambi fuori dal bar.

L'odore della palestra era lo stesso dei palazzetti dove si svolgevano i tornei, quello del ghiaccio spray, riconobbe all'istante Hinata. Inoltre vista dal basso sembrava ancora più grande che dagli spalti. Non ebbero bisogno di montare la rete, quello era uno spazio privato ad uso esclusivo della squadra, nessun altro vi aveva accesso quindi le attrezzature non dovevano essere riposte ogni volta. Era così diverso dall'ambiente in cui diversi club sportivi si alternavano nello stesso spazio che, per un attimo, Hinata se ne sentì sopraffatto.
Oikawa però sembrava non avere alcuna intenzione di permettergli di perdersi nei suoi pensieri.
« Forza, vai a cambiarti! » esclamò. « Tengo sempre qui un cambio di scorta, quindi non ci sono problemi. »
Hinata esitò, guardandosi attorno, e l'altro gli indicò una porta che conduceva negli ampi spogliatoi. Lo vide aprire un armadietto che portava il suo nome e, un attimo dopo, si ritrovò in faccia la maglietta che gli aveva lanciato. Quando se la tolse dagli occhi scoprì che era verde chiaro e portava una scritta familiare sul lato sinistro.
« La conservi ancora? » si ritrovò a chiedere, stupito.
Oikawa sorrise.
« La tengo di scorta nel caso dimenticassi quella ufficiale, ma inizia ad essermi corta. Sono cresciuto un po' dai tempi della scuola... »
Si portò una mano alla nuca e ridacchiò, come se la cosa lo imbarazzasse. Hinata invece lo invidiò tantissimo per quell'altezza che gli permetteva di gareggiare alla pari con i migliori giocatori della nazione. A lui, la maglietta dell'Aoba Johsai che Oikawa portava in terza superiore era comunque larga, inoltre gli provocava una stranissima sensazione indossare quel colore e non il nero e arancio della Karasuno.
« Ti sta bene, Sho-chan. » commentò invece Tooru con una punta di malizia. « Se Tobio-chan ti vedesse ora chissà che idee si farebbe! »
A quel commento Hinata finì per arrossire miseramente.
« Oika... Tooru-san! Non è divertente! Piuttosto, se questo è il tuo cambio di scorta, tu cosa...? »
« Oh, non ha importanza, io sto bene anche così. »
Si arrotolò quindi i pantaloni fino a metà polpaccio e le maniche della camicia fino al gomito, e recuperò una palla da uno dei cesti.
« Vogliamo cominciare? »
Dopo un breve riscaldamento, si posizionarono entrambi sulla linea di fondo campo e Oikawa prese a spiegare la posizione e i movimenti del cosiddetto “servizio killer”. La battuta di Hinata era sempre stata piuttosto scarsa, questo perché il suo fisico minuto era più portato alla velocità d'azione che alla potenza. Una possibile soluzione poteva essere guadagnare forza grazie allo slancio della rincorsa e a quello del salto che coinvolgeva tutto il corpo.
Portando una mano sulla schiena del rossino, Oikawa gli mostrò il movimento migliore per ottenere  il risultato più efficace.
« Devi portare il braccio all'indietro così, e quando salti piegarti in questo modo. »
Hinata si ritrovò in una strana posizione, con il braccio dell'altro attorno alla vita e la bizzarra prospettiva del fissarlo dal basso.
« Sembra quasi che tu mi stia insegnando a ballare. » commentò, tentando di mantenere un tono leggero.
Chissà come si sarebbe sentito Kageyama se avesse saputo quello che stava succedendo. Anzi, quello era probabilmente ciò che aveva desiderato per sé per anni, quegli insegnamenti, il tocco gentile di quelle mani... Avrebbe dovuto sentirsi in colpa eppure, in qualche modo, Hinata era felice che stesse accadendo.
Oikawa rise.
« Forse è così. » rispose facendogli l'occhiolino. « Adesso perché non provi questi nuovi passi di danza? »
Hinata annuì e prese un pallone, avvicinandosi al fondo della palestra. Si sentiva nervoso come se fosse stato davvero in partita. Pressapoco aveva capito i movimenti che doveva compiere ma sembrava che metterli in pratica razionalmente fosse più complicato del previsto. Bisognava contare il numero del passi, calibrare il lancio della palla, sollevare le braccia con il giusto slancio, piegare la schiena...
Fu un miracolo se la sua mano colpì la palla che, inevitabilmente, finì contro la rete.
Ora probabilmente Oikawa si sarebbe infastidito e avrebbe pensato che era inutile tentare di insegnare ad uno come lui, che si muoveva d'istinto e che di tecnica capiva poco.
Invece l'altro lo stupì di nuovo, appoggiandogli una mano tra i capelli scompigliati.
« Sai cosa mi piace di te, Sho-chan? Che non sei un genio. Hai bisogno dei tuoi tempi per imparare le cose, ma poi sai compiere miracoli. »
Non gli diede il tempo di rispondere, di dare voce a quello stupore che lo pervadeva e a quello strano senso di calore che sentiva all'altezza del petto. Semplicemente andò a recuperare la palla e tornò sulla linea di fondo campo.
« Forse ho corso troppo. Probabilmente osservandolo da vicino capirai meglio. »
Si spostò quindi verso il fondo della palestra, prese la rincorsa e lanciò il pallone. Hinata rimase a fissarlo estasiato: era completamente diverso vedere quella battuta dalla parte opposta del campo o dalle tribune ed essere ad un passo di distanza. Il modo in cui Oikawa si chinava in avanti per dare slancio, come la braccia si spostavano all'indietro per poi risalire verso l'alto, l'angolo del gomito, la curva della schiena, ad Hinata non sfuggì nemmeno un particolare e tutti erano espressione di perfetta armonia e forza.
Il pallone che si schiantò sul pavimento dall'altra parte della rete lo riportò alla realtà, seguito dalla risata di Oikawa.
« Chibi-chan, chiudi la bocca o ti entreranno le mosche! »
Solo allora Hinata si rese conto di essere effettivamente a bocca aperta: del resto non poteva fare altrimenti, e pensare che lui potesse riprodurre un simile colpo era impossibile.
Oikawa però non sembrava dello stesso avviso.
« Non pensare ai movimenti, al numero dei passi e a tutte queste cose. Lascia che l'istinto ti dica cosa fare. La forma l'hai vista, il tuo corpo si adatterà di conseguenza. »
L'aria incerta di Hinata probabilmente lo indusse a fare un'altra proposta, volta di certo a portarlo ad avere confidenza con l'ambiente, con la palla e con lui stesso.
« E se ti facessi qualche alzata? Che ne dici di provare a schiacciare? Il movimento base del servizio in salto è quello, quindi magari potrebbe essere d'aiuto. »
Il primo istinto di Hinata fu di rispondere che certo, avrebbe schiacciato qualunque alzata, non c'erano problemi, ma poi si bloccò realizzando che quella era stata un'esclusiva di Kageyama per tantissimo tempo. I suoi assillanti “Alzami la palla! Alzami la palla!” erano sempre stati esauditi eppure ora non riusciva a ricordare l'ultima volta in cui aveva schiacciato su un perfetto passaggio del suo ex compagno di squadra. Non era colpa di Kageyama, lo sapeva bene, ma, allo stesso tempo, non poteva fare a meno di sentirsi elettrizzato all'idea che il Grande Re in persona si fosse offerto di alzare per lui.
« Facciamo una veloce! »
Quelle parole gli sfuggirono dalle labbra ancora prima che se ne rendesse conto e, quando realizzò, balbettò qualche scusa stentata. Non era certo sua intenzione fare l'arrogante davanti ad Oikawa che era stato così gentile fino a quel momento, né tanto meno far apparire quella proposta come una sfida al Grande Re. Semplicemente gli veniva spontaneo proporre il tipo di attacco su cui si era allenato di più.
Tuttavia Oikawa non sembrò cogliere quel disagio.
« Io non sono un fenomeno come Tobio-chan, non sono certo di riuscire a farti avere la palla in qualunque posizione del campo. » rispose con un sorriso appena meno sincero dei precedenti.
Hinata scosse la testa.
« Non ha importanza, la prenderò ovunque arriverà! »
Quello era il tipo di frase che, di solito, faceva sentire al sicuro gli alzatori. Kageyama, ma anche Sugawara, avevano sempre avuto un'espressione sollevata quando la pronunciava. Oikawa invece scosse la testa.
« Indirizzare l'azione è compito dell'alzatore, se tu dovessi prenderla “ovunque arriverà”, significa che non sono stato all'altezza del mio compito. Forza, proviamo. »
Hinata annuì, un po' preoccupato per l'esito di quell'esperimento. Avrebbe potuto muoversi in modo da mettere in atto una veloce normale, ma poi si rese conto che sarebbe stato come mancare di rispetto ad Oikawa, insinuando che non era davvero all'altezza del compito. No, non sarebbe stato così scortese, si sarebbe spostato da un lato all'altro del campo in un istante come nella veloce “mostruosa” che lui e Kageyama avevano creato anni prima. Doveva fidarsi di chi gli serviva la palla.
Si posizionò quindi sulla metà campo e aspettò che anche Oikawa fosse al suo posto, poi iniziò a muoversi verso sinistra, come per ricevere un'alzata normale. Appena prima di raggiungere la rete, però, scattò verso destra e vide che gli occhi di Oikawa lo seguivano saettando da lui al pallone in un istante. L'alzata fu veloce ma non abbastanza e Hinata salò troppo presto, rischiando di perderla. Fu un vero colpo di fortuna se la sua mano riuscì a raggiungere la palla e a schiacciarla oltre la rete.
« Woooohhh! »
Il rossino si fissò il palmo della mano, entusiasta. Non era stata perfetta, ma aveva funzionato e la sensazione che gli aveva dato era la stessa di tanto tempo prima. Non ricordava nemmeno più da quanto non provava un'emozione simile.
« Tooru-san! »
L'altro gli rispose con un sorriso, annuendo.
« Sì, non era eccezionale, ma mi ha dato una bella sensazione. Dovremmo riprovare! »
Hinata era certo che, con un po' di esercizio, sarebbero riusciti a rendere quella combinazione talmente temibile che nessun avversario...
Allarmato, troncò quel pensiero a metà: non poteva certo permettersi di pensare ad Oikawa come un compagno di squadra, anzi, fino a poco tempo prima lo aveva considerato un acerrimo rivale. Inoltre l'ipotesi di trovarsi di nuovo davanti degli avversari in un incontro ufficiale era ancora solo una folle fantasia.
« Sho-chan? »
La voce dell'alzatore interruppe quelle riflessioni senza né capo né coda e Hinata corse a mettersi in posizione.
« Ci sono! »
Questa volta l'alzata fu decisamente più precisa, inoltre Hinata saltò nella direzione opposta alla traiettoria, in modo da poter intercettare meglio la palla. Ne uscì un'ottima azione, tranne per il fatto che, nella direzione opposta alla palla, si trovava anche chi l'aveva lanciata e, invece di toccare terra, il piccolo schiacciatore gli crollò addosso prima che l'altro avesse il tempo di spostarsi.
« Ahi... »
Quando riaprì gli occhi, con un ginocchio dolorante e la sensazione che il mondo si fosse capovolto, Hinata si ritrovò semisdraiato addosso ad Oikawa, decisamente troppo vicino al suo volto per restare impassibile.
« Ah, mi disp... » iniziò, ma l'altro lo interruppe.
« É tutto a posto? » chiese, senza però accennare a muoversi.
« Credo di sì, io... »
« Meno male. »
Hinata accennò ad alzarsi, ma Oikawa lo trattenne posandogli una mano sulla nuca. Un attimo dopo, senza che il ragazzo capisse come e perché, le sue labbra erano sulle proprie. Durò solo un attimo ma fu sufficiente a farlo arrossire fino alla punta delle orecchie e scattare indietro, con una mano sulla bocca .
« O-Oikawa-san! »
Perché?
Cosa significava?
Era uno scherzo?
Mille domande si affollarono nella sua mente confusa, agitata dall'imbarazzo, ma solo una finì pronunciata, forse quella che meno avrebbe dovuto esserlo, vista le risposta che ne seguì.
« Fai così con tutti i tuoi schiacciatori? »
« No, solo con quelli che mi piacciono davvero. »

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